1
esdebitami logo

 SERVIZIO HELP

Lunedì – Venerdì,  09:00 – 19:00

Come spendere gli aiuti europei

Il Recovery and Resilience Facility (RRF) prevede lo stanziamento di 191,5 miliardi di euro per la ripresa economica del nostro Paese: l’Italia sarà lo Stato, tra tutti quelli europei, che risulterà maggiormente sostenuto. Di questi 191,5 miliardi, solo 68,9 miliardi saranno sovvenzioni, mentre gli altri 122,6 saranno costituiti invece da prestiti.

Vi abbiamo già parlato in diversi articoli del potenziale impatto di tali cifre sul PIL italiano e sull’economia, oggi però vogliamo concentrarci su un altro aspetto, strettamente legato al piano economico, ma che parte da radici morali ed etiche.

Abbiamo vissuto, e stiamo tuttora vivendo, una realtà che sino a qualche anno fa era inimmaginabile, dal punto di vista economico, sanitario e sociale, aspetto quest’ultimo da non sottovalutare. Siamo stati quasi costretti a prendere familiarità con alcuni concetti che non facevano parte della nostra quotidianità, da tutti i punti di vista, come l’indice Rt e il Recovery Fund, e talvolta abbiamo a che fare con cifre e numeri che sono impegnativi anche solo da pensare.

Dagli ultimi report risulta che l’Italia ha un debito di 2.650,9 miliardi di euro e, per ripartire da un punto di vista economico, l’Europa ha stanziato circa 200 miliardi di euro di finanziamenti per il nostro Paese.

In che modo 200 miliardi di euro possono aiutare un Paese indebitato per oltre 2.000 miliardi?

Per rispondere a questa domanda probabilmente è necessario allontanarci gradualmente da questi numeri, ritornare con i piedi per terra e, soprattutto, non dimenticare che la situazione economica italiana si trovava in cattive acque anche prima dell’emergenza covid, a causa di una cattiva gestione finanziaria sia interna che esterna.

I fondi destinati dal Recovery Fund serviranno a sovvenzionare varie aree: la digitalizzazione del Paese (40 miliardi), la rivoluzione verde (60 miliardi), la mobilità sostenibile (25 miliardi), l’istruzione (30 miliardi), l’inclusione sociale (20 miliardi) e la sanità (15 miliardi).

Non sono i primi fondi europei che l’Italia si trova a gestire e l’esperienza ci insegna che se questi 200 miliardi dovranno essere il punto di partenza della ripresa economica del nostro Paese, la loro gestione dovrà essere decisamente più oculata e diligente rispetto a quelle passate. Ci troviamo in un momento storico estremamente delicato e particolare, affrontarlo in maniera superficiale e speculativa potrebbe causare conseguenze drammatiche.

La sanità, a cui sono destinati 15 miliardi, era stata un po’ alla volta dimenticata ed impoverita nel corso degli anni precedenti; la nostra incapacità di affrontare l’emergenza che abbiamo vissuto è stata causa anche delle continue speculazioni fatte in questo settore.

La digitalizzazione del Paese, a cui si destineranno circa 40 miliardi di euro, è una grandissima opportunità: l’ultimo anno ci ha mostrato quando può essere vantaggioso vivere all’interno di un contesto all’avanguardia da un punto di vista tecnologico e digitale. Tuttavia, sono molti i rischi in cui rischiamo di incorrere nella gestione di questo denaro se finirà col finanziare progetti e ricerche che non porteranno a risultati tangibili e concreti. Ancora peggiore è lo scenario speculativo in cui progetti e ricerche nasceranno con il solo scopo di accaparrarsi una fetta di questo denaro, senza la minima possibilità che si concretizzino in qualcosa di utile.

Lo stesso ragionamento vale per la rivoluzione verde, con i suoi 60 miliardi di euro: ci troviamo in un periodo in cui salvaguardare il Pianeta, e di conseguenza la nostra salute, è di fondamentale importanza per migliorare la nostra qualità della vita e la qualità della vita di chi verrà dopo di noi. La tecnologia e l’economia verde, l’ecosostenibilità e la rinnovabilità non sono concetti di moda a cui dedicare inutilmente del denaro, bensì rappresentano le basi di un futuro migliore per tutta la popolazione.

Per ripartire da un punto di vista economico è quindi necessario non dimenticare gli errori, di cui probabilmente siamo tutti anche in piccola parte responsabili, che ci hanno portato in gravi difficoltà finanziarie, a prescindere dall’emergenza covid-19.