SOS DEBITORI

Non sarai più solo!
Ai recuperatori del credito ci pensa lo staff legale di Esdebitami

Lunedì – Venerdì,  09:00 – 19:00

Paolo lavora come “consulente” (c.d. Debt analyst) Esdebitami da oltre tre anni e incontra in media tra i dieci e i quindici clienti a settimana, con i quali “disegna” le strategie su misura per aiutarli ad uscire dalle sabbie mobili del sovraindebitamento. Oggi pomeriggio (martedì 14 febbraio 2017 n.d.r.) è con noi per una breve chiacchierata nel suo ufficio di Sesto San Giovanni. Dalla sala riunioni è appena uscita una signora, è venuta fin qui da Palermo per l’incontro con il consulente e il legale.

Mi saluta con un sorriso, mi dirà più tardi Paolo che sono riusciti a bloccare le azioni escussorie della banca nei suoi confronti.

Vorrei fare qualche domanda anche a lei ma il treno la attende, le auguro un in bocca al lupo e raggiungo Paolo. Non faccio in tempo a sedermi che lui comincia a parlare a braccio, a raccontare (in fin dei conti è nel suo ruolo; quello di semplificare la vita a chi si siede al suo tavolo)

Paolo: “Sai come può cambiare la vita di un lavoratore dipendente che oltre ad avere la sfortuna di perdere il lavoro si trova vessato da chi gli ha prestato dei soldi?”

E’ una situazione che ti capita spesso di incontrare?

Paolo: “Praticamente tutti i giorni.”

Che intendi dire per “si trova vessato”?

Paolo: “I creditori, le banche, gli istituti finanziari, il fisco che gli chiedono di rientrare dei suoi debiti. Tali minacce non sono solo verbali ma si possono tramutare in un breve lasso di tempo, in 2 o 3 anni in una situazione di totale disagio e profonda crisi della famiglia.”

Facciamo un esempio.

Paolo: “Usiamo un nome di fantasia. La famiglia Rossi, marito e moglie con un figlio, acquista un immobile nel 2006 a 200.000 euro, quando entrambi lavoravano con uno stipendio di 1.500 euro a testa, e cointestano il mutuo per l’intero valore dell’immobile.”

Una situazione abbastanza comune direi…

Paolo: “Esatto, l’80% dei clienti che incontro ha una situazione simile. Ma torniamo all’esempio. Diciamo che nel 2015 il marito perde il lavoro, e chiaramente a 50 anni non è facile trovare un’altra occupazione, e il mutuo devi continuare a pagarlo, perché in caso contrario la banca fa valere la sua garanzia ed escute con vendita giudiziaria. Ora con questo non voglio stare a demonizzare il “sistema”, la banca fa la banca e deve comportarsi così, come d’altro canto lo Stato deve intervenire con dei sistemi di tutela del cittadino. Uno di questi sistemi di tutela è la soglia di sussistenza introdotta con la legge 3/2012, il problema è che la gente in molti casi ancora non lo sa che esiste!”

Quali sono le azioni che può esercitare la banca verso il debitore insolvente?

Paolo: “Le normative vigenti in materia bancaria prevedono che la banca, dopo gli “avvisi” previsti (atto di precetto e pignoramento) possa andare ad escutere l’immobile tramite asta giudiziaria. Considera però che il valore di realizzo medio di un immobile all’asta è pari al 40% del valore commerciale dell’immobile stesso, e considera soprattutto che il valore degli immobili oggi è sceso del 25% rispetto a dieci anni fa. Perciò la famiglia Rossi perde il proprio immobile che viene acquistato all’asta a circa 60.000 euro e, tra interessi e spese per avvio procedure esecutive, resta debitrice di oltre 130.000 euro. E così la banca continuerà a vessarli per recuperare quel credito. Come fa una famiglia monoreddito senza casa, con un affitto da pagare (con tutte le difficoltà ad oggi anche di trovare una casa in affitto, soprattutto quando si è “cattivi pagatori”) a rientrare di quelle cifre? A quel punto poi ti pignorano un quinto dello stipendio della moglie, e aspetteranno che anche il marito ritrovi lavoro per pignorare anche a lui un quinto dello stipendio. Questo è un caso molto critico, ma c’è da dire che la maggior parte dei clienti versa in questa situazione.”

Soluzioni? La legge 3/2012 può aiutare una famiglia nelle condizioni dell’esempio citato?

Paolo: “In un caso simile potremmo depositare una istanza di sovraindeitamento presso il tribunale di residenza dove il giudice autorizzerà la cancellazione almeno del debito residuo, ed Esdebitazione, se non addirittura provare a trovare un accordo (piano del consumatore) dove il cliente si impegna in 10 anni a restituire parte di quel debito . Tutto dipende da cosa è disposto, o è in grado di mettere sul piatto il cliente. Nel caso della liquidazione patrimoniale, con cancellazione del debito residuo, vale il concetto TI DO QUELLO CHE HO, MA ALMENO FAMMI RICOMINCIARE. Da una parte questa soluzione tutela la famiglia, dall’altra anche lo Stato ha il vantaggio di poter contare su un tessuto sociale più sano. Il sovraindebitato senza casa, e con un debito residuo di 80.000 euro sarà sempre tentato di lavorare in nero, ad esempio, per non farsi pignorare lo stipendio o dovrà usare soggetti terzi per intestare delle proprietà da nascondere ai creditori.”

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