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Quando si è “meritevoli” di essere aiutati dalla Legge per i problemi con i debiti eccessivi?

Il criterio della c.d. meritevolezza è stato introdotto dalla Legge n. 3/2012quale requisito per poter utilizzare le nuove procedure che consentono ai consumatori ed ai piccoli imprenditori di poter rimodulare e pianificare secondo le loro effettive possibilità economiche le scadenze delle proprie rate che siano divenute insostenibili per il bilancio familiare.

L’art. 12 bis della Legge in questione prevede infatti una verifica da parte del Giudice sul fatto che il consumatore 1) non abbia “assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere” ovvero 2) che abbia “colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali”.

Occorre quindi che il debitore non abbia in alcun modo contribuito al suo stato di eccessivo indebitamento con comportamenti volontari o irresponsabili, quindi che si trovi in tale situazione di disagio economico quanto più possibile in modo “incolpevole” (ad es. per licenziamento, mobilità, cause di salute o eventi eccezionali ed imprevedibili).

La meritevolezza è infatti un requisito fondamentale per poter essere ammessi alla procedura del c.d. “piano del consumatore”, consistente in una proposta di ripianamento rateale di tutti i propri debiti che viene presentata al Giudice senza dover prima passare da un preventivo consenso da parte dei creditori: questi ultimi potranno solo presentare delle eccezioni al Giudice, che resta quindi libero di approvare o modificare il piano propostogli.

La meritevolezza del debitore e la fattibilità del piano sono quindi i due elementi fondamentali alla base della omologazione del piano proposto. La recente delega data dal Parlamento al Governo a legiferare in materia di riforma della Legge Fallimentare (Legge 19 ottobre 2017 n.155 ), interessa i consumatori e le procedure di cui alla Legge 3/2012 per tre profili che illustreremo brevemente.

  • Il primo riguarda appunto il requisito della meritevolezza, termine per il quale viene ampliato l’ambito di interpretazione fino ad escluderla solo nei casi in cui la crisi o l’insolvenza derivino da colpa grave, malafede o frode del debitore: la presenza di tali circostanze, in caso di liquidazione del patrimonio, comporta la impossibilità di ottenere la esdebitazione e cioè la totale cancellazione dei debiti non soddisfatti alla fine della procedura.

Il carattere generale del nuovo principio interpretativo introdotto dalla legge di delega consentirà, quindi, di estendere l’interpretazione del termine meritevolezza e, con essa, l’ambito di applicazione della procedura denominata “piano del consumatore”.

  • Il secondo profilo degno di nota è quello relativo alla possibilità di inserire nel piano di ristrutturazione dei propri debiti anche quelli derivanti da contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio o della pensione (art. 9, lett. d), Legge 155/2017). Anche le trattenute operate direttamente sullo stipendio o sulla pensione potranno quindi formare oggetto di riduzione o rimodulazione come tutte le altre rate dei finanziamenti, esclusi i mutui. Questa particolare modalità di ristrutturazione è applicabile solo al piano del consumatore ed evidenzia il carattere eccezionale della previsione, limitata solo ai soggetti che possono accedere alla Legge 3/2012.
  • Infine, vengono introdotte delle conseguenze di carattere processuale per la non corretta valutazione del merito creditizio (cioè di quella che è la effettiva capacità di rimborso di cui gode il “finanziando”). La riforma del sovraindebitamento si caratterizza infatti anche per la nuova e particolare attenzione riposta nell’esaminare il comportamento tenuto dalle Banche e dalle Finanziarie in sede di istruttoria del prestito o finanziamento. Il principio della legge di delega prevede che venga valutato “se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del richiedente, valutato in relazione al suo reddito disponibile, dedotto l’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita.”

Il legislatore puntualizza così i requisiti necessari alla valutazione del merito creditizio, parametrandolo al reddito disponibile, una volta detratto l’importo necessario al mantenimento di uno stile di vita dignitoso. Tale corretta valutazione si ripercuote, poi, sui poteri processuali del creditore, considerato che il principio contenuto nella legge delega (art. 9, comma 1 lett. l), l. n.155/2017) dà indicazione al legislatore delegato di “prevedere misure sanzionatorie, eventualmente di natura processuale con riguardo ai poteri di impugnativa e di opposizione, a carico del creditore che abbia colpevolmente contribuito all’aggravamento della situazione di indebitamento.”

La concessione di finanziamenti “facili” costituirà finalmente – in modo ufficiale – una colpa a carico delle Banche e Finanziarie, che sovente utilizzano strategie commerciali troppo aggressive e spregiudicate.

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