SOS DEBITORI

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Il pignoramento è l’atto con cui inizia l’espropriazione forzata, quello con cui l’ufficiale giudiziario ordina al debitore di mantenere a disposizione del creditore determinati beni (mobili o immobili) come garanzia del credito.

Oggi parleremo del pignoramento presso terzi che è una particolare forma di esecuzione forzata avviata dal creditore nei confronti di quei beni di proprietà del debitore che si trovino nel momentaneo possesso di altri soggetti: si tratta, di norma, di somme di denaro che il debitore deve ricevere da un soggetto terzo (ad. es. il datore di lavoro, la banca, l’ente di previdenza, l’inquilino, ecc.). Quest’ultimo soggetto viene definito “debitore del debitore”. Si pensi al funzionamento del conto corrente bancario o postale: il denaro depositato sul conto resta di proprietà del debitore anche se è nel materiale possesso di un terzo soggetto, ossia l’Istituto di credito. Nel pignoramento presso terzi l’ufficiale giudiziario si reca (idealmente) presso il terzo e intima la consegna della somma.

Analogamente, nel caso di pignoramento dello stipendio – con limiti che vedremo in seguito – questo avviene presso il datore di lavoro, quando cioè non è stato ancora erogato al lavoratore (di solito con bonifico bancario).

Oltre al conto corrente e allo stipendio vi sono altri “beni” aggredibili mediante il pignoramento presso terzi: i libretti di deposito bancario o postale, il contenuto delle cassette di sicurezza, le azioni o le obbligazioni (la cui custodia è delegata alla banca). E’ altresì possibile pignorare, nell’ambito dei rapporti con gli istituti di previdenza: la pensione di anzianità, la pensione di invalidità, la pensione di reversibilità, gli altri importi erogati a titolo assistenziale o previdenziale.

Ma attenzione: nel caso di pignoramento della pensione o dello stipendio le cifre massime pignorabili sono diverse. La pensione può essere aggredita fino a concorrenza di 1/5 dell’importo totale riconosciuto al pensionato: tuttavia il legislatore ha stabilito che deve comunque essere assicurato al debitore un residuo importo non inferiore al cosiddetto “minimo vitale”. Il quantum necessario alle esigenze vitali è stato fissato in 672,10 euro, cioè l’assegno sociale (448,07 euro) aumentato della metà. Pertanto, nei confronti dei redditi da pensione più bassi può verificarsi che l’importo pignorabile sia meno di un quinto.

Questo non vale nel caso dello stipendio dei lavoratori in servizio. A differenza di quanto avviene con la pensione, infatti, lo stipendio può essere pignorato fino alla sua metà, anche se la cifra rimanente non raggiunge il minimo vitale impignorabile previsto per i pensionati. In altre parole, anche in presenza di più creditori, il 50% dello stipendio è sempre garantito ma senza che ne sia fissato un minimo.

Un avvertimento è però doveroso: cercare di evitare il pignoramento attraverso atti che non siano di natura formale (ad es. in Tribunale con un’opposizione all’esecuzione forzata) è un comportamento che viola la legge; la sottrazione di beni pignorati può essere sanzionata come reato ai sensi del Codice Penale, anche con la reclusione.

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