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Che cos’è la c.d. “falcidiabilità” dell’IVA?

Oggi proveremo a spiegarlo in parole povere.

La Legge n. 3/2012 sulle procedure di soluzione delle crisi da sovraindebitamento, esclude la possibilità di includere nella proposta di piano di risanamento di tutti i debiti, un pagamento parziale dell’IVA dovuta all’Erario. Infatti per tale imposta, così come vale anche per gli altri tributi previsti dall’Unione Europea, il piano di composizione, al massimo, “può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento”.

Tuttavia, il Tribunale di Pistoia, con una sentenza del 26 aprile 2017, seguito dal Tribunale di Torino, con la sentenza del 07 agosto 2017, hanno stabilito che anche l’IVA può essere corrisposta in modo parziale. In altri termini, anche l’IVA sarebbe da considerare come falcidiabile nell’ambito della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento introdotta dalla Legge n. 3/2012.

Questi due recenti provvedimenti hanno quindi affermato la possibilità per l’imprenditore in stato di difficoltà nel pagamento dei suoi debiti di pagare in misura non integrale il proprio debito IVA anche nell’ambito delle procedure di sovraindebitamento.

Si tratta di una novità di rilievo conseguente ad una importante sentenza del 7 aprile 2016, con la quale la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affermato la “falcidiabilità” dell’IVA con riferimento alle procedure di concordato preventivo.

Questo principio di diritto introdotto dalla Corte di Giustizia è stato fatto proprio anche dal legislatore nazionale che ha riformato l’art. 182ter della Legge Fallimentare nel senso di consentire all’imprenditore la falcidia dell’IVA nella transazione fiscale.

Le sentenze dei Tribunali di Pistoia e Torino meritano particolare attenzione in quanto, mentre nel concordato la legge nulla dice circa il trattamento del debito IVA, nelle procedure di sovraindebitamento, viceversa, l’art. 7 della Legge n.3/2012 esclude espressamente la possibilità di falcidiare l’IVA, prevedendone soltanto la possibilità di dilazionarne il pagamento.

Per superare il divieto di legge le predette sentenze richiamano il principio della supremazia del diritto comunitario su quello nazionale che quindi viene disapplicato.

Se tale orientamento si venisse a consolidare nella nostra giurisprudenza anche per l’imprenditore non fallibile (cioè quello che per il suo fatturato o per l’importo complessivo dei suoi debiti non supera le soglie di fallibilità) vi sarebbe la possibilità – del resto, come detto, già prevista per chi è soggetto fallibile – di pagare l’IVA in misura non integrale ma parziale.

Resta valida la condizione della prova che l’importo offerto al Fisco in sede di procedura sia comunque superiore a quello che potrebbe essere ricavato liquidando il patrimonio del debitore sovraindebitato.

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